Punto di fumo

Definizione

Il punto di fumo è la temperatura alla quale un grasso alimentare, sottoposto a riscaldamento progressivo, inizia a decomporsi visibilmente emettendo fumi bluastri e composti tossici volatili, tra cui l’acroleina. Tale soglia è determinata dalla quantità di acidi grassi liberi presenti nel grasso: maggiore è l’acidità libera, minore è il punto di fumo. I grassi raffinati, con bassa percentuale di acidi grassi liberi, presentano punti di fumo elevati e sono quindi più adatti alla frittura profonda. Il superamento del punto di fumo comporta la degradazione organolettica del grasso e la formazione di sostanze potenzialmente nocive per la salute del consumatore.

Trattato nei corsi

Corso CUOCO · Corso PASTICCERE · Corso PIZZAIOLO

Problem Solving
L'olio emette fumo durante la frittura prima ancora di raggiungere la temperatura operativa desiderata
Causa: Il grasso utilizzato ha un punto di fumo basso, probabilmente a causa di un'elevata percentuale di acidi grassi liberi o perché si tratta di un olio non raffinato inadatto alla frittura ad alta temperatura
Soluzione: Sostituire il grasso con uno a punto di fumo elevato e adatto alla frittura (es. olio di arachidi raffinato o olio di girasole alto-oleico). Verificare sempre le schede tecniche dei grassi impiegati prima dell'utilizzo in friggitrice

I Grassi

Il prodotto fritto presenta un retrogusto amaro e odore acre anche con olio apparentemente fresco
Causa: Il bagno di frittura ha subito surriscaldamenti ripetuti oltre il punto di fumo, innescando la decomposizione termica e la formazione di composti aldeidici indesiderati
Soluzione: Regolare il termostato della friggitrice entro la finestra 160–180 °C, monitorare la temperatura con termometro a sonda calibrato e sostituire l'olio al primo segnale di degradazione organolettica

I Grassi

In pasticceria il burro utilizzato per la cottura in padella annerisce rapidamente e conferisce sapore bruciato alle preparazioni
Causa: Il burro ordinario ha un punto di fumo molto basso (circa 150 °C) a causa delle proteine del latte e dell'acqua residua che carbonizzano rapidamente
Soluzione: Sostituire il burro ordinario con burro chiarificato o ghee, dai quali sono state rimosse acqua e proteine, ottenendo un punto di fumo significativamente più elevato e adatto a cotture ad alta temperatura

I Grassi

Il prodotto fritto risulta oleoso, spugnoso e impregnato di grasso fino al cuore della mollica
Causa: La temperatura dell'olio era inferiore all'optimum clinico (sotto 160-165°C): l'acqua dell'impasto non ha vaporizzato istantaneamente, venendo meno la barriera pneumatica di vapore che normalmente respinge l'olio; il grasso ha penetrato per capillarità le maglie dell'impasto
Soluzione: Utilizzare friggitrici termostatiche a rapido recupero di calore, friggere pochi pezzi alla volta per evitare il crollo termico del bagno lipidico, mantenere la temperatura operativa a 175-180°C e garantire che il rapporto massa alimento/olio sia di 1:10

I Grassi

L'olio della friggitrice fuma e imbrunisce precocemente già a 160°C dopo pochi cicli di utilizzo
Causa: Accumulo di composti polari da ossidazione e polimerizzazione dei doppi legami (uso di olio polinsaturo inadatto), detriti carboniosi che abbassano il punto di fumo e fungono da catalizzatori, e mancato rabbocco con olio fresco
Soluzione: Scartare l'olio degradato, pulire accuratamente la vasca, selezionare un olio ad alto contenuto monoinsaturo o saturo (punto di fumo >210°C), filtrare scrupolosamente i detriti a fine servizio e praticare il rabbocco giornaliero con 15-20% di olio vergine fresco

I Grassi

Un pasticcere usa olio extravergine per frittura ma il prodotto acquista sentori amari e astringenti sgradevoli
Causa: L'extravergine utilizzato ha un profilo fenolico molto elevato: a temperature di frittura i polifenoli, pur essendo termostabili fino a un certo punto, in concentrazioni eccessive possono trasferire note amare al prodotto, specialmente in fritture prolungate
Soluzione: Per la frittura selezionare un olio di oliva (non extravergine) o un olio di girasole alto oleico con profilo fenolico moderato ma composizione monoinsatura elevata, che garantisce stabilità termica senza trasferire eccessive note fenoliche al prodotto

I Grassi

Argomento sviluppato in
Punto di fumo — Lezione: I Grassi

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Domande Frequenti

Perché l'olio extravergine di oliva viene sconsigliato per fritture ad alta temperatura?
L'olio extravergine di oliva, pur essendo stabile grazie all'alto contenuto di acido oleico monoinsaturo, presenta un punto di fumo variabile e generalmente inferiore rispetto agli oli raffinati, oltre a possedere componenti aromatici volatili che si degradano con il calore. Per fritture prolungate ad alta temperatura è preferibile un olio di oliva raffinato o un olio di arachidi raffinato con punto di fumo più elevato.
Il punto di fumo di un olio cambia con l'utilizzo ripetuto?
Sì. Con ogni ciclo di frittura si accumulano acidi grassi liberi derivanti dall'idrolisi e si formano composti polari di degradazione, abbassando progressivamente il punto di fumo del bagno di frittura. Per questo motivo l'olio usato si degrada più velocemente di quello fresco e va sostituito periodicamente.
Come si misura operativamente il punto di fumo in cucina professionale?
In cucina professionale si impiega un termometro a sonda o a infrarossi calibrato per monitorare la temperatura del bagno. L'indicatore pratico più immediato rimane la comparsa del fumo bluastro sopra la superficie del grasso, segnale inequivocabile che la soglia di decomposizione è stata raggiunta o superata.
Perché lo strutto è chimicamente più adatto alla frittura di molti oli vegetali?
Lo strutto è ricco di acidi grassi saturi e monoinsaturi con assenza di doppi legami multipli: questa struttura lo rende estremamente resistente all'ossidazione termica, con un punto di fumo superiore a 210°C. A differenza degli oli polinsaturi, non polimerizza rapidamente, non produce acroleina precoce e mantiene la stabilità del bagno di frittura per molti più cicli.
Cosa sono i composti polari e perché sono pericolosi nell'olio da frittura?
I composti polari sono molecole generate dalla degradazione termica e ossidativa dei trigliceridi (ossidazione, idrolisi, polimerizzazione): includono trigliceridi ossidati, digliceridi, acidi grassi liberi e polimeri lipidici. Abbassano progressivamente il punto di fumo dell'olio, aumentano la viscosità del bagno e, se ingeriti in quantità elevate, sono potenzialmente tossici. La normativa italiana fissa il limite di composti polari nell'olio da frittura al 25%.
Qual è l'importanza del rapporto 1:10 (alimento:olio) nella frittura professionale?
Inserire troppo alimento freddo rispetto al volume di olio causa un crollo termico del bagno lipidico sotto i 150-160°C: a questa temperatura l'acqua dell'impasto non vaporizza istantaneamente, viene meno la barriera di vapore che respinge l'olio, e il prodotto si impregna. Un rapporto 1:10 garantisce la massa termica sufficiente a mantenere la temperatura operativa di 175-180°C nonostante l'abbassamento causato dal prodotto freddo.
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