Antinutrienti: fitati e ossalati

Lezione: I Mineralitrattato inCuocoPasticcerePizzaiolo

Definizione

I fitati (acido fitico) e gli ossalati (acido ossalico) sono composti organici naturalmente presenti negli alimenti vegetali che esercitano un’azione antinutrizionale riducendo la biodisponibilità di minerali essenziali. L’acido fitico, presente nei cereali integrali e nei legumi, possiede un’elevata carica negativa che attrae cationi bivalenti come Calcio (Ca2+), Ferro (Fe2+) e Zinco (Zn2+), formando complessi insolubili chiamati chelati o fitati-minerale; l’organismo umano, privo dell’enzima fitasi in quantità sufficienti, non è in grado di scindere questi legami, espellendo i minerali intatti. L’acido ossalico, presente in spinaci e cacao, forma analogamente ossalati di calcio insolubili, riducendo drasticamente la biodisponibilità del calcio in quelle preparazioni. In cucina professionale, la lievitazione naturale prolungata attiva le fitasi endogene di cereali e lieviti, degradando i fitati e liberando i minerali; la sbollentatura riduce parzialmente gli ossalati per lisciviazione termica.

Problem Solving
Un pane integrale artigianale, pur preparato con farine di alta qualità, non migliora i livelli di zinco e magnesio negli ospiti che lo consumano regolarmente.
Causa: I fitati presenti nella crusca dei cereali integrali chelano zinco e magnesio formando complessi insolubili; se il pane è prodotto con lievitazione rapida (lievito di birra con tempi brevi), le fitasi non hanno tempo sufficiente per degradare l'acido fitico, e i minerali vengono espulsi intatti.
Soluzione: Adottare un protocollo di produzione con lievito madre e fermentazione controllata di almeno 24-48 ore a 20°C: l'abbassamento del pH attiva le fitasi endogene che scindono i legami fitato-minerale, aumentando la biodisponibilità di zinco e magnesio del 40-50% rispetto a una lievitazione rapida.
Una preparazione classica di spinaci saltati con formaggio presenta un apporto di calcio molto inferiore a quanto calcolato dalla somma delle materie prime.
Causa: L'acido ossalico degli spinaci forma ossalato di calcio insolubile reagendo con il calcio del formaggio; il complesso risultante è inassorbibile a livello intestinale, rendendo nutrizionalmente inefficiente l'abbinamento nonostante l'alto contenuto teorico di calcio delle materie prime.
Soluzione: Sbollentare gli spinaci in abbondante acqua (lisciviazione degli ossalati nell'acqua di cottura, da gettare) prima dell'utilizzo; in alternativa, progettare il menu separando le fonti primarie di calcio da quelle ricche di ossalati, garantendo l'apporto di calcio biodisponibile da fonti non ossalatiche (latte, legumi, broccoli) in altre portate.
In pasticceria si utilizza cacao di alta qualità in ricette con latte e latticini, ma il profilo nutrizionale del calcio risulta deludente.
Causa: Il cacao è ricco di acido ossalico che, a contatto con il calcio dei latticini presenti nella ricetta, forma ossalato di calcio insolubile durante la preparazione, riducendo drasticamente la biodisponibilità del calcio di entrambi gli ingredienti.
Soluzione: Limitare la co-presenza di cacao e latticini nelle stesse preparazioni; quando necessario abbinarli, considerare che il calcio di quella preparazione avrà biodisponibilità ridotta e bilanciare il menu complessivo della giornata con fonti di calcio prive di ossalati; valutare tecniche di trasformazione che riducano preventivamente la concentrazione di acidi organici sequestranti.
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Questa voce è una sintesi della Rubrica Tecnica. L’argomento è sviluppato in profondità nella lezione «I Minerali» — con videolezioni, pratica, dispense professionali e tutoraggio — nei percorsi che lo trattano:

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Domande Frequenti

La cottura elimina completamente i fitati e gli ossalati dagli alimenti?
No, non completamente. Gli ossalati sono parzialmente termolabili e vengono ridotti dalla sbollentatura per lisciviazione nell'acqua di cottura (che va eliminata). I fitati invece richiedono l'azione enzimatica delle fitasi, attivate efficacemente dalla lievitazione naturale prolungata o dall'ammollo prolungato dei legumi; la sola cottura termica non è sufficiente a degradarli significativamente.
L'ammollo dei legumi riduce davvero i fitati in modo significativo?
Sì: l'ammollo prolungato in acqua, specialmente se accompagnato da lievi variazioni di pH, attiva le fitasi endogene del legume, riducendo il contenuto di acido fitico e migliorando la biodisponibilità di ferro e zinco. È consigliabile eliminare l'acqua di ammollo e sciacquare i legumi prima della cottura per allontanare ulteriormente i fitati solubilizzati.
Un alimento integrale è sempre nutrizionalmente superiore a uno raffinato dal punto di vista minerale?
Non automaticamente, a causa della paradossale presenza di fitati negli strati esterni del chicco che sequestrano i minerali ivi concentrati. Un cereale integrale a lievitazione rapida può fornire meno zinco e magnesio biodisponibili rispetto a un cereale integrale a lievitazione naturale prolungata, poiché solo in quest'ultimo le fitasi degradano i chelanti, liberando i minerali per l'assorbimento.
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