Leganti e Gelatinizzazione dell’Amido

Definizione

I leganti sono agenti strutturanti impiegati per aumentare la viscosità e la densità delle salse, classificabili in tre categorie con comportamenti reologici distinti: il roux (farina + lipidi), gli amidi puri (mais, patata) e gli idrocolloidi (gomma xantano). La scelta del legante determina non solo la consistenza finale, ma anche la resa visiva, la stabilità allo stoccaggio e il rischio di sineresi.

Il roux si basa sul meccanismo di dispersione lipidica dell’amido: il grasso (burro) impermeabilizza temporaneamente i granuli di amido, prevenendo la formazione di grumi a contatto con i liquidi caldi e garantendo una dispersione omogenea prima della gelatinizzazione. Esiste in tre varianti determinate dal grado di tostatura — bianco (massimo potere legante, cottura breve), biondo (potere legante medio, inizio caramellizzazione), bruno (potere legante ridotto per degradazione termica delle catene amilacee, profilo aromatico intenso) — ognuna con applicazioni specifiche nelle salse madri.

Gli amidi puri gelatinizzano rapidamente a temperature moderate con risultato lucido/brillante ma con alto rischio di sineresi; gli idrocolloidi come la gomma xantano sono stabili sia a caldo che a freddo, resistenti al congelamento e a rischio sineresi zero, rendendoli ideali per pasticceria professionale e sospensioni stabili. Il roux presenta invece il rischio di sineresi più basso tra i leganti classici.

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Problem Solving
La besciamella presenta grumi anche dopo mescolamento continuo durante la cottura.
Causa: I granuli di amido della farina non erano stati correttamente dispersi nel grasso durante la preparazione del roux: il rapporto burro/farina non era bilanciato oppure il roux non era stato mescolato uniformemente, lasciando aggregati di farina non rivestiti dal lipide. Al contatto con il liquido caldo, questi aggregati hanno gelatinizzato istantaneamente formando grumi.
Soluzione: Per correggere, frullare la besciamella a immersione e passarla al setaccio fine. Per prevenire: assicurarsi che tutto il roux sia omogeneo prima dell'incorporazione del liquido, aggiungere il latte caldo gradualmente mescolando costantemente con una frusta, e portare a ebollizione dolce per completare la gelatinizzazione. Il rapporto standard indicato è 80g burro + 80g farina per litro di latte.

Brodi Fondi e Salse II

Una salsa legata con amido di mais (maizena) presenta sineresi dopo pochi minuti dallo stoccaggio in caldo.
Causa: Gli amidi puri presentano un alto rischio di sineresi se non gestiti correttamente: la gelatinizzazione rapida a temperature moderate è reversibile se il sistema viene mantenuto in stasi termica senza agitazione, le molecole di amido tendono a retrogradare rilasciando acqua libera.
Soluzione: Utilizzare gli amidi puri esclusivamente per legature dell'ultimo minuto e finiture, non per salse destinate a stoccaggio prolungato. Valutare la sostituzione con roux (sineresi bassa) per preparazioni che richiedono stabilità nel tempo, o con gomma xantano per stoccaggi che includono congelamento/scongelamento. Mescolare frequentemente la salsa durante il mantenimento in caldo.

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Il roux bruno non addensa sufficientemente il fondo nella salsa spagnola, nonostante sia stata usata la grammatura standard.
Causa: La tostatura profonda del roux bruno ha causato una degradazione termica marcata delle catene amilacee, riducendo drasticamente il potere legante rispetto al roux bianco o biondo. La grammatura standard calcolata per un roux bianco è insufficiente per il roux bruno.
Soluzione: Aumentare significativamente la grammatura del roux bruno rispetto a quanto si utilizzerebbe con roux bianco o biondo per ottenere la stessa densità. Compensare la riduzione del potere legante con una maggiore quantità di roux, ricordando che il colore e il sapore tostato sono i principali contributi del roux bruno, mentre la struttura viene affidata in parte alla gelatina naturale del fondo.

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La pasta risulta collosa esternamente e dura internamente in modo non elastico, con difficoltà di digestione segnalata dai clienti.
Causa: La pasta è stata essiccata industrialmente: la plasticizzazione esterna ha creato uno scudo impermeabile che impedisce la penetrazione radiale uniforme dell'acqua, producendo una gelatinizzazione anomala — esterno sovracotto e nucleo crudo vetroso — con contemporanea denaturazione proteica che riduce la digeribilità enzimatica.
Soluzione: Sostituire la pasta con prodotto artigianale essiccato sotto i 38°C; la matrice porosa priva di scudo termoplastico consente una penetrazione radiale omogenea; estrarre la pasta prima della gelatinizzazione totale e completare in padella con il condimento.

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La pasta mantecata in padella rilascia troppo amido nel condimento, diluendo la salsa e rendendola liquida.
Causa: La pasta è rimasta in ebollizione oltre il punto al dente: la gelatinizzazione è diventata totale, la rete glutinica ha perso la capacità di trattenere i granuli d'amido che si disperdono massicciamente nel liquido.
Soluzione: Ridurre il tempo di ebollizione di 2–3 minuti rispetto al tempo indicato; completare la cottura in padella con il condimento caldo, sfruttando la gelatinizzazione controllata residua dell'amido per legare naturalmente la salsa senza diluirla.

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Il menu propone pasta con indice glicemico ridotto ma i test rivelano valori elevati.
Causa: La cottura prolungata ha gelatinizzato completamente il nucleo interno, eliminando la resistenza meccanica che obbligherebbe alla masticazione e all'attivazione della ptialina salivare; la digestione rapida degli amidi pre-gelatinizzati determina un picco glicemico elevato.
Soluzione: Imporre nel protocollo di brigata la cottura rigorosamente al dente, controllando con test meccanico (sezione trasversale) che il nucleo presenti ancora un punto bianco di resistenza non gelatinizzata; formare il personale di cucina sulla correlazione scientifica tra cottura al dente, ptialina e abbattimento dell'indice glicemico.

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Il brodo del risotto rimane liquido e non acquisisce la consistenza cremosa attesa nonostante la cottura corretta.
Causa: La gelatinizzazione dell'amido è insufficiente: temperatura di cottura non mantenuta costantemente all'ebollizione, o utilizzo di riso Parboiled il cui amido è già stato gelatinizzato e compattato irreversibilmente, impedendo la dispersione nel fluido.
Soluzione: Mantenere il brodo a ebollizione costante durante tutto il Secondo Atto e selezionare varietà Japonica non trattate (Carnaroli, Vialone Nano). Verificare che il liquido aggiuntosia sempre bollente per non interrompere il gradiente termico.

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Dopo il Parboiling in laboratorio, il riso trattato non rilascia amido e la salsa non si lega.
Causa: Il trattamento idrotermico (vapore + pressione) ha pre-gelatinizzato e compattato l'intero reticolo amilaceo in fase industriale, rendendo il chicco chimicamente inerte e incapace di cedere amilosio libero nel fluido di cottura.
Soluzione: Il riso parboiled non è recuperabile per la mantecatura. Utilizzarlo esclusivamente per preparazioni che richiedono chicchi sgranati e resistenti alla cottura prolungata (insalate, contorni, cotture in bianco).

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Il riso saltato nel wok forma una crosta gommosa invece della caratteristica croccantezza superficiale.
Causa: L'amido superficiale non disidratato ha subito gelatinizzazione per contatto con il vapore acqueo emesso dal chicco umido a contatto con l'acciaio rovente, invece della disidratazione rapida che forma la crosta croccante.
Soluzione: Asciugare completamente il riso precotto su placche larghe all'aria fredda prima dell'utilizzo nel wok, eliminando ogni umidità interstiziale. La superficie secca consente la cauterizzazione rapida senza gelatinizzazione superficiale indesiderata.

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Il riso per insalata fredda, preparato per ebollizione, si spappolava al momento della composizione del piatto.
Causa: Assenza di retrogradazione: il cereale è stato lasciato raffreddare lentamente a temperatura ambiente dopo la cottura, mantenendo le molecole di amido in stato idratato e instabile, senza il riallineamento cristallino che conferisce impermeabilità strutturale.
Soluzione: Scolare il riso al dente e sottoporlo immediatamente ad abbattimento termico positivo in acqua ghiacciata o in abbattitore rapido. Questo shock induce la retrogradazione e cristallizza il nucleo, creando la struttura vitrea impermeabile necessaria per insalate strutturate.

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Il riso saltato nel wok si disintegra al contatto con la padella rovente producendo vapore e agglomerazione.
Causa: Il riso precotto non ha subito adeguata retrogradazione e disidratazione superficiale: l'acqua interstiziale ancora presente vaporizza istantaneamente a contatto con l'acciaio a 250°C, causando il collasso strutturale del chicco.
Soluzione: Dopo la pre-lessatura blanda, stendere il riso su placche ampie e lasciarlo raffreddare completamente all'aria fredda per diverse ore. Questa fase di disidratazione superficiale completa la retrogradazione parziale e crea la barriera protettiva necessaria al salto nel wok.

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Il riso retrogradato preparato il giorno prima risulta eccessivamente duro e gommoso al momento del servizio.
Causa: La retrogradazione è avanzata troppo a lungo a bassa temperatura (frigorifero): le molecole di amilopectina, che retrogradano più lentamente dell'amilosio, hanno completato il loro riallineamento cristallino, producendo una struttura eccessivamente rigida.
Soluzione: Calibrare i tempi di retrogradazione in funzione dell'utilizzo: per insalate fredde è sufficiente l'abbattimento rapido seguito da conservazione a temperatura controllata per max 12-18 ore. Per applicazioni nel wok, la disidratazione all'aria è preferibile alla conservazione prolungata in frigorifero.

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La pasta industriale cotta risulta resistente alla scottatura ma rifiuta di legarsi alla salsa, che scivola via come su una superficie plastificata.
Causa: L'essiccazione rapida a temperatura superiore agli 80°C ha provocato la vetrificazione dell'amido superficiale: la corazza traslucida formatasi impedisce la cessione di amidi durante la cottura e rende la superficie idrofoba e impermeabile ai condimenti.
Soluzione: Selezionare pasta prodotta con essiccazione lenta a temperatura inferiore ai 50°C: la struttura cristallina originaria dell'amido rimane intatta, permettendo un rilascio controllato di amilopectina durante la mantecatura che funge da tensioattivo naturale.

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La salsa precedentemente vellutata e cremosa diventa compatta, cerosa e sgradevole durante l'impiattamento o il trasporto in sala.
Causa: Retrogradazione dell'amido: il calo della temperatura sotto i 55°C ha causato il riallineamento delle catene di amilosio disciolte, che espellono l'acqua trattenuta (sineresi) e riformano strutture cristalline, distruggendo la texture dell'emulsione.
Soluzione: Mantenere il piatto a temperature di servizio adeguate (non inferiori a 60°C) durante il trasporto; per il banqueting ad alti volumi, incrementare la quota di tensioattivi amidacei con acqua di cottura concentrata per ritardare la retrogradazione nei 7 minuti critici del servizio.

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In un contesto di alta quota (2.500 m), la pasta secca artigianale si sfalda irreparabilmente nonostante i tempi di cottura vengano raddoppiati.
Causa: A pressione atmosferica ridotta l'acqua bolle a circa 91-92°C: la temperatura è insufficiente per completare la gelatinizzazione dell'amido e la denaturazione del reticolo glutinico nei tempi standard; la pasta artigianale a bassa essiccazione, con amidi molto reattivi, assorbe acqua troppo rapidamente sfaldandosi.
Soluzione: Applicare il protocollo di idratazione passiva a freddo (immersione in acqua a 4°C ore prima del servizio) per pre-reidratare l'amido senza espansione termica; completare la cottura nel bollitore a 92°C per i soli minuti necessari alla coagulazione del glutine pre-idratato.

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La crema pasticcera si liquefazione dopo alcune ore dal confezionamento, perdendo consistenza e lucidità.
Causa: Presenza di amilasi attive (enzimi del tuorlo non inattivati) che idrolizzano le catene di amilosio gelatinizzato; o cottura non portata a sufficiente temperatura per distruggere tali enzimi.
Soluzione: Portare la crema pasticcera ad ebollizione (≥85 °C) fino a completa gelatinizzazione dell'amido, garantendo la distruzione delle amilasi; abbattere rapidamente sotto i 4 °C in abbattitore immediatamente dopo la cottura.

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Il pan di Spagna risulta umido all'interno il giorno della produzione ma diventa secco e gommoso dopo 24 ore.
Causa: Retrogradazione rapida dell'amido gelatinizzato per assenza di ingredienti igroscopici o lipidici in grado di ostacolare il riallineamento cristallino dell'amilosio.
Soluzione: Introdurre in ricetta una quota di zuccheri invertiti o miele (fortemente igroscopici) e valutare l'aggiunta di burro fuso (variante Pasta Margherita) per interporre un ostacolo sterico, prolungando morbidezza e shelf-life.

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I bignè risultano morbidi e collassati subito dopo la cottura, invece di mantenere la struttura croccante.
Causa: Pre-gelatinizzazione insufficiente nella panada (temperatura di cottura troppo bassa o farina aggiunta troppo lentamente), che non crea il serbatoio amidaceo capace di trattenere i liquidi delle uova e sostenere la pressione del vapore.
Soluzione: Assicurarsi che l'acqua, il burro e il sale raggiungano la piena ebollizione prima di aggiungere la farina tutta in un colpo; cuocere la panada sul fuoco finché la massa si stacca nettamente dalle pareti del polsonetto, confermando la pre-gelatinizzazione completa.

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Una salsa vellutata preparata in anticipo e rigenerata si presenta come una massa bifase con struttura spugnosa immersa in liquido acquoso (sineresi)
Causa: Retrogradazione dell'amido: durante il lento stazionamento a temperature prossime allo zero, i polimeri di amilosio si riallineano formando ponti idrogeno che strizzano fuori l'acqua precedentemente intrappolata nel gel; la successiva applicazione di calore non è sufficiente a reidratare il granulo
Soluzione: Per preparazioni destinate alla catena del freddo (Cook & Chill), sostituire l'amido di frumento con amidi modificati o varietà botaniche ad alto contenuto di amilopectina (waxy maize): la struttura ramificata non possiede le geometrie lineari per riallinearsi a basse temperature, prevenendo quasi totalmente la retrogradazione

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Una salsa legata con roux presenta grumi densi e aree di amido crudo (sapore farinoso, scarsa digeribilità)
Causa: Gelatinizzazione incompleta: la temperatura non ha raggiunto uniformemente la soglia critica di 75°C in tutti i punti della preparazione, oppure i granuli di amido si sono aggregati prima di essere completamente idratati per assenza di azione meccanica di taglio
Soluzione: Applicare un'azione meccanica costante con frusta durante l'incorporazione del liquido caldo; portare la preparazione a 90-95°C e mantenerla per almeno 2-3 minuti per assicurare la lisi completa dell'amilopectina e la piena gelatinizzazione

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Una salsa correttamente gelatinizzata perde struttura e diventa liquida dopo la rigenerazione in forno combinato a vapore
Causa: Idrolisi enzimatica residua da alfa-amilasi non completamente inattivate presenti nel cereale (o contamination da amilasi batteriche in caso di stoccaggio non corretto), che continuano a scindere le catene dell'amilosio abbassando la viscosità
Soluzione: Assicurare il raggiungimento di temperature superiori a 85°C per un tempo sufficiente a inattivare completamente le amilasi endogene; verificare la corretta catena del freddo durante lo stoccaggio (≤4°C) per inibire l'attività enzimatica e microbica

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Leganti e Gelatinizzazione dell'Amido — Lezione: Brodi Fondi e Salse II

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Domande Frequenti

Perché il burro nel roux non è un semplice ingrediente aromatico ma ha una funzione tecnica precisa?
Il burro (lipide) nel roux svolge una funzione tecnica fondamentale di dispersione: impermeabilizza temporaneamente i singoli granuli di amido contenuti nella farina, isolandoli gli uni dagli altri. Questo rivestimento lipidico impedisce la gelatinizzazione istantanea e disordinata al contatto con i liquidi caldi, garantendo invece una dispersione omogenea in tutto il solvente prima che la gelatinizzazione avvenga uniformemente durante la cottura.
Qual è il vantaggio tecnico della gomma xantano rispetto al roux nelle preparazioni moderne?
La gomma xantano offre tre vantaggi tecnici distinti rispetto al roux: è solubile sia a caldo che a freddo (non richiede cottura), garantisce zero sineresi (il roux ha rischio basso ma non nullo), ed è completamente stabile al congelamento senza alterare trasparenza o colore della preparazione. Per questi motivi è definita nei materiali come cruciale in pasticceria per glasse e sospensioni perfette, dove la resa visiva impeccabile è prioritaria.
Come varia il potere legante del roux al variare del grado di tostatura?
Il potere legante è inversamente proporzionale al grado di tostatura: il roux bianco (cottura breve) mantiene intatte le catene amilacee e possiede il massimo potere legante, ideale per besciamella; il roux biondo (caramellizzazione incipiente) ha potere legante medio per degradazione parziale dell'amido, adatto alle vellutate; il roux bruno (tostatura profonda) ha potere legante drasticamente ridotto per la rottura delle catene amilacee, richiedendo grammature superiori per ottenere la stessa densità.
Come si verifica scientificamente il punto al dente?
Sezionando trasversalmente un pezzo di pasta durante la cottura: la presenza di un nucleo bianco centrale non gelatinizzato indica il raggiungimento del punto al dente. Questo nucleo mantiene una resistenza meccanica che, durante la masticazione, attiva la ptialina salivare per la pre-digestione degli amidi.
Perché la pasta al dente ha un indice glicemico inferiore?
Il nucleo non completamente gelatinizzato obbliga a una masticazione prolungata, durante la quale la ptialina salivare inizia la scomposizione degli amidi in modo graduale; questo rallenta l'assimilazione dei carboidrati nell'intestino, abbattendo significativamente il picco glicemico post-prandiale rispetto alla pasta stracotta.
Cosa causa la schiuma bianca nell'acqua di cottura?
La schiuma bianca è prodotta dalla frazione di polisaccaridi che riesce a superare la barriera della rete glutinica coagulata: la coagulazione proteica limita ma non impedisce completamente la fuoriuscita di amido gelatinizzato nel liquido di governo. Una maglia glutinica di qualità superiore minimizza questo fenomeno.
A quale temperatura avviene la gelatinizzazione dell'amido del riso?
Il processo di gelatinizzazione dell'amido del riso inizia indicativamente tra 60°C e 70°C e si completa a temperature superiori, motivo per cui il mantenimento dell'ebollizione vigile (100°C) durante la cottura del risotto è indispensabile per garantire una solubilizzazione completa e progressiva dell'amido.
La gelatinizzazione è un processo reversibile?
No. La gelatinizzazione è un processo irreversibile: una volta che i granuli di amido si sono rigonfiati e dispersi nel mezzo acquoso per effetto del calore, non possono tornare alla struttura cristallina originale. Tuttavia, il raffreddamento può indurre la retrogradazione, un fenomeno distinto che riorganizza parzialmente le molecole in una struttura cristallina diversa.
Perché la tostatura preliminare nel risotto è fondamentale per controllare la gelatinizzazione?
La tostatura a calore secco sigilla e vetrifica le pareti del pericarpo, creando una barriera che rallenta la penetrazione dell'acqua e regola la velocità di gelatinizzazione. Senza questa fase, l'impatto osmotico con il brodo bollente gelatinizzerebbe l'amido troppo rapidamente, disgregando il chicco prima che si strutturi la texture al dente.
La retrogradazione è sempre desiderabile nella preparazione del riso?
No. La retrogradazione è desiderabile per insalate fredde strutturate e per la preparazione del riso da wok, dove la cristallizzazione dell'amido conferisce impermeabilità e resistenza meccanica. È invece completamente indesiderata nel risotto, dove la matrice amilacea deve rimanere idratata e dispersa per consentire la mantecatura.
Qual è la differenza tra retrogradazione e gelatinizzazione?
La gelatinizzazione è il processo che avviene durante la cottura (calore + acqua): i granuli di amido si rigonfiano e disperdono le molecole nel mezzo liquido. La retrogradazione è il processo inverso che avviene post-cottura durante il raffreddamento rapido: le molecole riallineano in strutture cristalline compatte, indurendo il chicco e rendendolo impermeabile.
Come si utilizza la retrogradazione nel contesto del riso fritto orientale?
Il riso precotto viene raffreddato rapidamente e lasciato disidratare all'aria, inducendo una retrogradazione parziale della superficie. Questa crea una barriera protettiva asciutta che, al contatto con l'acciaio del wok a oltre 250°C, subisce cauterizzazione rapida formando la crosta croccante superficiale caratteristica ('Wok Hei') senza disgregazione del chicco.
Perché la pasta artigianale a lenta essiccazione ha un indice glicemico più favorevole?
L'essiccazione sotto i 50°C preserva la struttura cristallina originaria dell'amido. In fase digestiva, questa struttura intatta favorisce un assorbimento graduale del glucosio, producendo un rilascio glicemico lento e progressivo ottimale per il metabolismo umano.
A quale temperatura avviene la gelatinizzazione dell'amido in cottura?
La gelatinizzazione si innesca quando la temperatura dell'acqua di cottura supera i 60°C: i granuli di amido assorbono il fluido, gonfiandosi e perdendo la loro architettura cristallina per trasformarsi in un gel viscoso e digeribile.
Cos'è la sineresi e quando si manifesta nel piatto di pasta?
La sineresi è il rilascio di acqua che avviene durante la retrogradazione dell'amido quando la temperatura scende sotto i 40°C: le catene di amilosio disciolte si riallineano ed espellono il liquido trattenuto, causando l'indurimento della pasta fredda e la separazione liquida nelle salse amidacee non mantenute a temperatura adeguata.
Qual è la differenza funzionale tra amilosio e amilopectina nella struttura del gel?
L'amilosio è un polimero lineare che, una volta rilasciato dal granulo esploso, tende ad assumere conformazioni elicoidali rigide e si riallinea rapidamente durante il raffreddamento, essendo il principale responsabile della retrogradazione e del raffermamento. L'amilopectina, altamente ramificata, forma reti più aperte e retrogradate molto più lentamente, contribuendo alla consistenza morbida e alla stabilità a breve termine del gel.
Perché nella crema pasticcera l'amido permette di portare il composto a ebollizione senza che l'uovo straccia?
Le catene di amilosio srotolate durante la gelatinizzazione si avvolgono fisicamente attorno alle proteine del tuorlo, creando un impedimento sterico che blocca la loro iper-aggregazione covalente. Questo scudo chimico permette al pasticcere di superare tranquillamente gli 85 °C — soglia critica di ipercoagulazione del tuorlo — garantendo la distruzione delle amilasi e la formazione di una struttura solida e resistente al taglio.
Come agiscono zuccheri e grassi per rallentare la retrogradazione?
Gli zuccheri igroscopici (fruttosio, glucosio, zucchero invertito) competono con le catene di amilosio per il legame dell'acqua, mantenendo l'umidità disponibile e riducendo la probabilità di riallineamento cristallino. I lipidi si interpongono stericamente tra le catene polimeriche, ostacolando fisicamente la ricostituzione dei ponti a idrogeno responsabili della retrogradazione.
Perché l'amido crudo è poco digeribile per l'organismo umano?
Nella struttura nativa, i fitti legami a idrogeno intermolecolari del granulo semicristallino impediscono la penetrazione dell'acqua, rendendo le catene di amilosio e amilopectina inaccessibili alle alfa-amilasi salivari e pancreatiche. Solo la gelatinizzazione termica svolge e disordina le catene, esponendo la superficie di attacco enzimatico necessaria per l'idrolisi in destrine e maltosio.
Cos'è la retrogradazione e quali problemi causa in cucina?
È il processo per cui, durante il raffreddamento lento, le catene lineari di amilosio si riorganizzano in un reticolo cristallino rigido, espellendo l'acqua intrappolata (sineresi) e riducendo la digeribilità. In cucina si manifesta come separazione di fase nelle salse legate e come indurimento del pane raffermo.
Come si previene la retrogradazione nelle preparazioni da conservare a freddo?
Sostituendo l'amido di frumento con amidi ad alto contenuto di amilopectina (waxy maize) la cui struttura ramificata non si riallinea a basse temperature, oppure incorporando una quota di grassi insaturi che si interpongono stericamente tra le eliche di amilosio impedendone il raggruppamento.
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