Attività Enzimatica (Amilasi e Proteasi)

Lezione: Le Farine in Pasticceriatrattato inPasticcere

Definizione

L’attività enzimatica è il motore biologico silenzioso che governa il comportamento chimico e fermentativo di un impasto, indipendentemente dalla composizione proteica della farina. Le amilasi (alfa e beta), naturalmente presenti nel chicco o addizionate tramite malti attivi, esercitano un’azione idrolitica: riconoscono e scindono i legami glicosidici dell’amido danneggiato durante la molitura, liberando destrine, maltosio e glucosio. Questi zuccheri semplici fungono da carburante immediato per il Saccharomyces cerevisiae, garantendo una costante produzione di CO₂ per lo sviluppo volumetrico, e da precursori per la Reazione di Maillard in cottura (reagendo con gli amminoacidi a temperatura superiore a 140°C per formare melanoidine brune e composti aromatici). Le proteasi idrolizzano invece i legami peptidici di gliadina e glutenina: un’attività proteolitica calibrata e blanda (come durante l’autolisi) allenta i ponti disolfuro, rendendo il glutine più rilassato, estensibile e plastico. Se però l’attività proteolitica è eccessiva (farine da grani germinati in campo o autolisi incontrollata), l’architettura del glutine viene polverizzata, l’impasto perde coesione, diventa collassante e incapace di trattenere i gas, determinando un prodotto cotto piatto e compatto. Il controllo preciso dei tempi di autolisi e la conoscenza dell’attività enzimatica del lotto di farina sono strumenti indispensabili per il pasticcere tecnologo.

Problem Solving
La crosta di un pane o di una brioche risulta pallida, senza doratura e priva di aroma di tostato anche con cottura corretta.
Causa: Bassa attività amilasica della farina: scarsità di zuccheri riducenti disponibili sulla crosta. Senza substrati sufficienti per la Reazione di Maillard (zuccheri riducenti + amminoacidi a >140°C), le melanoidine brune e i composti aromatici non si formano in quantità adeguata.
Soluzione: Aggiungere in ricetta una piccola percentuale di malto diastatico (fonte di amilasi attive) o aumentare leggermente la quota di zuccheri diretti. Verificare l'attività amilasica della farina richiedendo al mulino il valore di Falling Number (Indice di Caduta): valori molto alti indicano farina con poca attività enzimatica.
Un impasto per pane o pizza sottoposto a lunga autolisi diventa liquido, appiccicoso, ingestibile e privo di nerbo elastico.
Causa: Eccessiva attività proteolitica: le proteasi endogene della farina (o addizionate) hanno idrolizzato in modo massiccio i legami peptidici di gliadina e glutenina durante il riposo prolungato, polverizzando il reticolo glutinico. L'impasto perde coesione e non è più in grado di trattenere i gas.
Soluzione: Ridurre drasticamente il tempo di autolisi (da 30-40 a 10-15 minuti) o eseguirla a temperatura più bassa (frigorifero a 4°C) per rallentare l'attività enzimatica. In presenza di farine sospettate di alta attività proteolitica (es. da grani germinati), evitare completamente l'autolisi e impastare direttamente con sale (che inibisce le proteasi).
La mollica di un lievitato risulta eccessivamente umida, gommosa e densa, con alveolatura chiusa nonostante una buona lievitazione visiva.
Causa: Eccessiva attività amilasica: l'abbondante produzione di zuccheri semplici ha alimentato una fermentazione iperattiva che ha indebolito il reticolo glutinico; in cottura, l'eccesso di destrine e destrine limite interferisce con la corretta gelatinizzazione dell'amido, lasciando la mollica umida e collosa.
Soluzione: Ridurre l'apporto di malto attivo o altri enzimici aggiunti. Verificare il Falling Number della farina: valori molto bassi (<250 secondi) indicano eccessiva attività amilasica. Abbassare la temperatura di fermentazione per rallentare l'azione enzimatica. Aumentare leggermente la temperatura di cottura per completare la gelatinizzazione.
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Questa voce è una sintesi della Rubrica Tecnica. L’argomento è sviluppato in profondità nella lezione «Le Farine in Pasticceria» — con videolezioni, pratica, dispense professionali e tutoraggio — nei percorsi che lo trattano:

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Domande Frequenti

Qual è la differenza tra l'azione delle amilasi e quella delle proteasi sul comportamento dell'impasto?
Le amilasi agiscono sull'amido (substrato polisaccaridico): lo scindono in zuccheri semplici che alimentano la fermentazione e colorano la crosta via Reazione di Maillard. Le proteasi agiscono sulla frazione proteica (gliadina e glutenina): tagliano i legami peptidici rilassando il glutine. In dosi calibrate entrambe sono utili; in eccesso, le proteasi distruggono la struttura mentre le amilasi sovralimentano la fermentazione e compromettono la gelatinizzazione.
Cosa si intende per autolisi e quale ruolo hanno le proteasi in questa tecnica?
L'autolisi è una fase di riposo dell'impasto (farina + acqua, senza lievito né sale) che precede l'impastamento definitivo. In questa finestra temporale, le proteasi endogene della farina tagliano selettivamente alcuni ponti peptidici della gliadina e della glutenina, allentando il reticolo e donando estensibilità eccezionale a farine molto forti (W>350), senza comprometterne la tenacia strutturale finale. Il controllo del tempo e della temperatura è critico per evitare la degradazione eccessiva.
Perché la Reazione di Maillard è importante in pasticceria e quale ruolo hanno le amilasi nel favorirla?
La Reazione di Maillard è la reazione chimica che avviene a oltre 140°C tra zuccheri riducenti e gruppi amminici liberi, producendo melanoidine (composti bruni responsabili del colore della crosta) e centinaia di molecole aromatiche. Le amilasi favoriscono questa reazione perché aumentano la disponibilità di zuccheri riducenti semplici (maltosio, glucosio) sulla superficie del prodotto, amplificando la doratura e il bouquet aromatico del prodotto finito.
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