Parametri di Conservazione e Stoccaggio della Farina

Lezione: Farine Specialitrattato inPizzaiolo

Definizione

La conservazione corretta della farina richiede il controllo rigoroso di tre parametri ingegneristici fondamentali: umidità, temperatura e aerazione. La Legge italiana n. 580 impone che l’umidità della farina commerciale non superi il valore massimo del 15,5%: oltre questa soglia l’acqua libera disponibile innesca la germinazione di spore fungine (muffe), riattiva la carica batterica e provoca l’agglutinazione delle polveri in grumi. La temperatura di stoccaggio deve essere costantemente inferiore a 20°C: il calore accelera in modo formidabile la cinetica delle lipasi e delle proteasi endogene, polverizzando la shelf-life e spingendo la farina verso l’irrancidimento rapido.

L’aerazione rappresenta il terzo parametro tecnico: un lieve ma costante ricircolo d’aria è essenziale per permettere all’ossigeno di interagire con la farina (ossidazione dei gruppi –SH in ponti –S–S–) senza che il prodotto asfissi in imballaggi plastici ermetici. I sacchi di carta porosa e traspirante, adagiati su pallet sollevati dal suolo e distanziati dai muri, garantiscono protezione da condense, ponti termici e infestanti (tra cui la tignola della farina, Ephestia kuehniella, e il tribolio). La rotazione logistica con sistema FIFO (First In, First Out) completa il protocollo, impedendo che alcuna partita superi la finestra biochimica di utilizzo ottimale.

Problem Solving
In magazzino si riscontrano grumi duri nella farina, odori muschiosi e visibile formazione di muffe sulla superficie dei sacchi.
Causa: Il magazzino presenta un'umidità relativa ambientale eccessiva che ha spinto l'umidità interna della farina oltre il limite legale del 15,5%. L'acqua libera disponibile ha attivato la germinazione di spore fungine presenti naturalmente nella polvere e ha causato l'agglutinazione delle particelle in grumi compatti, invalidando la setacciatura e la corretta idratazione in impasto.
Soluzione: Scartare i lotti contaminati da muffe. Installare un deumidificatore nel magazzino e un sistema di monitoraggio dell'umidità relativa ambientale (target: ≤60% UR). Trasferire la farina su pallet in plastica sollevati dal suolo, distanziati dalle pareti per evitare ponti di condensa. Verificare periodicamente con bilancia termopesentimetrica l'umidità interna della farina all'accettazione merci.
La farina si deteriora molto più rapidamente del previsto (in poche settimane invece che in mesi), con rapido sviluppo di odore rancido.
Causa: La temperatura del magazzino supera i 20°C (tipico problema in estate o in locali adiacenti a forni). Il calore è un formidabile acceleratore termodinamico: potenzia la cinetica delle lipasi e delle proteasi endogene, contraendo drasticamente la shelf-life e portando la farina all'irrancidimento lipidico rapido.
Soluzione: Installare un sistema di climatizzazione o condizionamento nel magazzino con termostato fisso a 18°C. Monitorare la temperatura con sensori continui. In alternativa temporanea, spostare le scorte di farina nel locale più fresco dell'edificio. Ridurre le quantità di scorta ordinata per abbattere il rischio di stoccaggio prolungato durante i mesi estivi.
Si rileva la presenza di insetti (larve o adulti di tignola della farina) nei sacchi di farina in magazzino.
Causa: Inadeguata igiene e protezione fisica del magazzino: sacchi appoggiati direttamente a terra o a contatto con le pareti, spazio non ispezionabile, assenza di trattamenti preventivi. La tignola della farina (Ephestia kuehniella) e il tribolio trovano condizioni ideali in ambienti caldi, umidi e con scarsa circolazione d'aria.
Soluzione: Svuotare e sanificare il magazzino. Posizionare i sacchi su pallet in plastica sollevati di almeno 10–20 cm dal suolo e distanziati di almeno 20 cm dai muri perimetrali. Installare trappole a feromoni per il monitoraggio degli infestanti. Mantenere temperatura e umidità nei parametri ottimali (T<20°C, UR<60%). Applicare un piano di disinfestazione periodica conforme alle procedure HACCP del laboratorio.
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Questa voce è una sintesi della Rubrica Tecnica. L’argomento è sviluppato in profondità nella lezione «Farine Speciali» — con videolezioni, pratica, dispense professionali e tutoraggio — nei percorsi che lo trattano:

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Domande Frequenti

Qual è il valore massimo di umidità della farina previsto dalla legge italiana e perché è così critico?
La Legge italiana n. 580 impone che l'umidità della farina in commercio non superi il 15,5%. Superata questa soglia, l'acqua libera disponibile nella matrice farinacea innesca la germinazione di spore fungine (muffe), riattiva pericolosamente la carica batterica endogena e causa l'agglutinazione delle polveri in grumi duri, invalidando la setacciatura e la corretta idratazione in impasto. Il monitoraggio di questo parametro è quindi un obbligo legale e un prerequisito tecnologico.
Perché i sacchi di farina devono essere conservati su pallet e distanziati dalle pareti?
La disposizione su pallet sollevati dal suolo e distanziati di almeno 20 cm dai muri perimetrali svolge tre funzioni tecniche: impedisce la formazione di ponti termici e condense che innalzerebbero l'umidità locale della farina; garantisce la circolazione dell'ossigeno attorno a ogni singolo sacco, necessaria per la maturazione ossidativa controllata; protegge il prodotto da infestanti come la tignola della farina (Ephestia kuehniella) e il tribolio, che si annidano negli angoli bui e a contatto con il suolo.
Come si applica correttamente il sistema FIFO alla gestione della farina in magazzino?
Il sistema FIFO (First In, First Out) prevede che i lotti di farina arrivati per primi vengano posizionati in posizione anteriore e prelevati per primi, mentre i nuovi arrivi vengano collocati nella parte posteriore dello scaffale o del magazzino. In pratica, all'accettazione merci si verifica la data di molitura e si etichetta ogni lotto; quelli più vecchi vengono sempre consumati prima. Questo impedisce che alcuna partita superi i 3–4 mesi dal suo picco di maturazione, prevenendo la senescenza ossidativa e l'irrancidimento.
Perché tenere i sacchi di farina sollevati da terra?
Il contatto diretto col pavimento crea ponti termici che condensano umidità dentro il sacco di carta, facendo marcire gli strati inferiori e compromettendo l'impasto.
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